“Le leggi ed i regolamenti che disciplinano le attività produttive e che fissano le modalità di rilevamento dei rumori ed i limiti massimi di tollerabilità in materia di immissioni perseguono interessi pubblici, disciplinando in via generale ed assoluta i livelli di accettabilità delle immissioni al fine di assicurare alla collettività il rispetto di livelli minimi. Ciò significa che il superamento di tali livelli è senz’altro illecito, mentre l’eventuale non superamento non può considerarsi senz’altro lecito, dovendo il giudizio sulla loro tollerabilità essere effettuato alla stregua dei principi stabiliti dall’art. 844 c.c.”. Questo è quanto stabilito dalla Corte di Cassazione sez. II Civile con sentenza 11/03/2019, n. 6906

 FATTO e DIRITTO:

Nel caso di specie, il proprietario di uno stabilimento veniva citato in giudizio dai vicini, per i rumori intollerabili provocati dagli impianti di ventilazione/refrigerazione collocati lungo il muro perimetrale dello stabilimento stesso.

Il tribunale di competenza aveva nominato un CTU, il quale, applicando il criterio della normale tollerabilità, (che prevedeva il confronto del rumore prodotto dalla sorgente indagata con il rumore di fondo), aveva dimostrato che le immissioni superavano il valore limite per tutti gli ambienti campionati sia nel periodo diurno che in quello notturno. Di conseguenza, venivano accettate le domande attorie.

Successivamente la Corte di Appello con sentenza n. 4751 del 2014 condannava la proprietà dello stabilimento al pagamento delle spese del giudizio ed intimava la rimozione delle fonti dei rumori anche interrompendo il processo lavorativo.

La proprietà ricorreva in Cassazione adducendo due motivazioni:

  • Difetto di motivazione (art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ.): violazione e falsa applicazione dell’art. 844 cod. civ. in combinato disposto con al legge n. 447 del 1995, sostenendo l’esclusione dell’applicabilità della legge n.447 del 1992 perché la stessa perseguirebbe interessi pubblici e non quelli tra privati e, ad un tempo, che si stata ritenuta esente da responsabilità l’Amministrazione (per aver autorizzato le attività e le successive edificazioni) ed altresì perché è stata, comunque, applicato al caso di specie il DPM 1 marzo 1991 che fissa i limiti di tollerabilità delle immissione;
  • travisamento dei fatti: la Corte distrettuale non avrebbe preso in considerazione quanto accertato dalla Arpa Lazio che aveva rilevato che le immissioni provenienti dai locali gestiti dalla società non superavano quelli previsti dalla normativa di cui al DPM del 14 novembre 1997.

La Corte di Cassazione ha ribadito il principio secondo il quale il superamento dei livelli massimi di tollerabilità è senz’altro illecito, mentre l’eventuale non superamento deve essere valutato per ogni singolo caso secondo quanto stabilito dall’ 844 cod. civ. e ha specificato che “per le immissioni sonore o da vibrazioni o scuotimenti atte a turbare il bene della tranquillità nel godimento degli immobili adibiti ad abitazione, non è applicabile la legge 26/10/1995. n. 447, sull’ inquinamento acustico, poiché tale normativa persegue interessi pubblici disciplinando, in via generale ed assoluta, e nei rapporti cd verticali fra privati e PA, i livelli di accettabilità delle immissioni sonore al fine di assicurare alla collettività il rispetto di livelli minimi di quiete. Nei rapporti fra privati, infatti, la disciplina delle immissioni moleste in alieno va rinvenuta nell’ art. 844 cc, alla stregua delle cui disposizioni, quando anche dette immissioni non superino i limiti basati dalle norme d’ interesse generale, il giudizio in ordine alla loro tollerabilità va compiuto secondo il prudente apprezzamento del giudice che tenga conto della particolarità della situazione concreta”.

La Corte ha evidenziato che l’art. 844 cod. civ. impone al giudice di considerare prevalente “la tutela della qualità della vita e della salute, nel contemperamento delle esigenze della produzione con le ragioni della proprietà, indipendentemente dalla priorità di un determinato uso”

Ne consegue che il ricorso è rigettato e che la proprietà dei risarcire i vicini ed intervenire sulla struttura dello stabilimento per ridurre i rumori.

Sito di riferimento:

http://www.cortedicassazione.it/

Per ulteriori informazioni rivolgersi a info@diellemme.it